I luoghi da non perdere: prima i nove siti UNESCO arabo-normanni (sette sono in città, gli altri due a Monreale e Cefalù), poi gli altri classici.
Selezione editoriale. Orari e prezzi compaiono solo dove li ho verificati sul sito ufficiale (con la data); per gli altri luoghi controllali sul sito del gestore prima di andare. L'elenco UNESCO viene dalla fonte indicata.
Antica residenza dei sovrani normanni. La Cappella Palatina unisce mosaici di stile bizantino e un soffitto ligneo di gusto islamico. Parte del sito UNESCO.
Perché vale la pena
L'Assemblea Regionale Siciliana, che ha sede nel palazzo, lo definisce la più antica residenza reale d'Europa. Nei sotterranei restano tracce di insediamenti punici; la prima parte del palazzo risale all'epoca araba. I re normanni lo scelsero come residenza e lo pensarono come fortezza, con le tecniche delle maestranze musulmane; il complesso attuale deriva anche dalle aggiunte del XVI-XVII secolo. Oggi ospita il Parlamento siciliano.
La Cappella Palatina fu voluta da Ruggero II dopo l'incoronazione del 1130, fu consacrata nel 1140 ed è dedicata a San Pietro. Vi lavorarono maestranze bizantine, islamiche e latine. Guy de Maupassant la definì «la più bella che esiste al mondo».
Cosa guardare
Nella cupola della Cappella domina il Cristo Pantocratore, ripetuto nell'abside centrale. Tra i mosaici del presbiterio spicca il battesimo di Cristo.
Il soffitto di legno è decorato «a muqarnas» e ricorda un alveare con le stalattiti. I dipinti mostrano scene di corte (danze, musica, banchetti, cacciatori) e ci sono iscrizioni in arabo in onore di Ruggero II. È fatto di pezzi a incastro, tutto in abies nebrodensis, un abete locale.
La Sala di Ruggero prende il nome da Ruggero II, ma i mosaici con le scene di caccia si devono al figlio Guglielmo I.
La Sala dei Venti, in una torre medievale detta Joharia, ha un soffitto ligneo settecentesco con la rosa dei venti al centro. La Sala dei Viceré espone 21 ritratti. Nella Sala d'Ercole, dal 1947, si riuniscono i deputati regionali.
I Giardini Reali sono facoltativi nel percorso.
Per organizzarsi
Il biglietto completo comprende la Cappella, la mostra e le sale degli Appartamenti Reali (tranne due), con i giardini facoltativi. Nei giorni di attività parlamentare gli Appartamenti sono chiusi: la Fondazione indica martedì e mercoledì (con biglietto ridotto «Cappella e Giardini»), l'ARS indica martedì, mercoledì e giovedì. In quei giorni la Cappella resta visitabile, salvo funzioni religiose. Ogni domenica la Cappella è chiusa dalle 9:30 alle 11:00. I biglietti online si prendono fino a 20 minuti prima dell'ultimo ingresso.
Non sono ammessi animali (nemmeno nel trasportino, salvo cani guida) e non c'è deposito bagagli. Sono accessibili Cappella, Sala d'Ercole, Sala dei Viceré, Sala Pompeiana, Sala Cinese, bookshop e Giardini Reali; non lo sono Sala di Re Ruggero, Torre Pisana e area archeologica delle Mura Puniche. Ci sono audioguide in sei lingue.
Come arrivare e cosa c'è vicino
Bus: capolinea della linea 304; utili anche 104, 108, 118, 105, 110. In metropolitana scendi a Orleans e prosegui a piedi nell'area pedonale oltre Porta Nuova fino a Piazza del Parlamento. Le altre tappe del sito UNESCO «Palermo arabo-normanna» sono la Cattedrale, San Giovanni degli Eremiti, la Martorana, San Cataldo, la Zisa e il Ponte dell'Ammiraglio.
Curiosità
Secondo Filagato da Cerami, il soffitto della Cappella un tempo brillava d'oro.
L'ARS si presenta come «il primo Parlamento italiano e uno dei più antichi d'Europa».
Cosa non sappiamo
Non abbiamo trovato su fonti ufficiali: quanto tempo serve, se serve un abbigliamento particolare, le regole su foto e silenzio, gli orari meno affollati, le distanze a piedi dalle altre tappe. Sul secolo della prima costruzione araba le fonti non concordano (IX o X), per questo non lo scriviamo.
Grande cattedrale in Corso Vittorio Emanuele, nata nel XII secolo e rimaneggiata nei secoli: per questo mescola stili diversi. Parte del sito UNESCO. Dall'Area Monumentale si sale anche sui tetti, con un percorso panoramico.
Perché vale la pena
È «il libro di storia di Palermo», come lo chiama il Comune: lo stesso edificio è stato chiesa, moschea e di nuovo chiesa. Una cattedrale paleocristiana fu ricostruita tra il 590 e il 602; nell'831 i Saraceni la trasformarono nella grande moschea; nel 1072 i Normanni la restituirono al culto.
La cattedrale attuale, voluta dall'arcivescovo Gualtiero Offamilio, fu consacrata nel 1185 (l'anno di inizio dei lavori è incerto). Nei secoli è cambiata molto: per questo vedi insieme stili diversi.
Cosa guardare
Il portico meridionale su Corso Vittorio Emanuele (1453), di gotico fiorito catalano, con un mosaico della Madonna col Bambino. Sulla prima colonna a sinistra c'è un'iscrizione del Corano, rimasta dalla moschea.
All'esterno, le tre absidi con le tarsie di pietra lavica e le teste scolpite attorno al campanile.
Dentro, il restauro neoclassico di Ferdinando Fuga (1781-1801) ha dato alla chiesa pianta a croce latina e cupola.
Le tombe reali: vi riposano Federico II, Enrico VI, Costanza d'Altavilla (madre di Federico II), Ruggero II e Costanza d'Aragona (moglie di Federico II).
Nel Tesoro, la corona di Costanza d'Aragona e gli oggetti trovati nella sua tomba.
La cappella di Santa Rosalia (1635), con le reliquie in un'urna d'argento, ritrovate sul Monte Pellegrino il 15 luglio 1624.
Nel pavimento, una meridiana disegnata dall'astronomo Giuseppe Piazzi: a mezzogiorno un raggio di sole entra da un foro e segna l'ora.
La cripta con le tombe degli arcivescovi, e i tetti, con un percorso panoramico.
I tetti della Cattedrale
Si salgono sui tetti con il biglietto dell'Area Monumentale, che comprende anche tesoro, cripta e tombe reali. Non è consentito a chi ha problemi di cuore, claustrofobia, vertigini o attacchi d'ansia; meglio scarpe comode. I tetti possono chiudere per eventi o maltempo.
Per organizzarsi
Le tre navate sono gratuite; l'Area Monumentale (tombe, Tesoro, cripta, tetti) è a pagamento. Non serve prenotare, e i biglietti si comprano alla biglietteria o online. I tetti non sono consentiti a chi ha problemi di cuore, claustrofobia, vertigini, disabilità psicofisiche o attacchi d'ansia; meglio scarpe comode, e con il maltempo la visita viene rinviata.
Le messe si tengono lun-sab alle 7:30 e alle 18:00; la domenica alle 8:45, 9:45, 11:00 e 18:00 (in agosto l'orario è ridotto). Esiste un'app ufficiale con oltre 60 punti di interesse, in italiano, inglese, spagnolo e cinese.
Come arrivare e cosa c'è vicino
La Cattedrale è in zona a traffico limitato: si arriva a piedi o con i mezzi pubblici (il sito consiglia l'app Moovit). Con lo stesso biglietto unico si può visitare il Museo Diocesano. Le altre tappe UNESCO sono Palazzo dei Normanni e Cappella Palatina, San Giovanni degli Eremiti, la Martorana e San Cataldo.
Curiosità
Santa Rosalia è patrona di Palermo dal 1624 per averla liberata dalla peste; il 15 luglio le reliquie vanno in processione (il Festino).
In un passaggio accanto alla sala del Tesoro c'è un soffitto a muqarnas che molti studiosi ritengono della moschea, e vi è riemerso anche un tratto del suo pavimento in laterizio.
Cosa non sappiamo
Orari e prezzi dell'Area Monumentale: il sito ufficiale li pubblica in parte solo come immagini del 2023 e il Comune avverte che i suoi potrebbero essere vecchi; le fonti si contraddicono anche su una visita alle sole tombe reali. Non abbiamo trovato abbigliamento richiesto, durata consigliata, momenti più tranquilli, linee dei bus e distanze a piedi. Per la meridiana non diamo misure o date, perché le troviamo solo su un sito non ufficiale.
da verificare: il sito della Cattedrale e il Comune danno orari diversi (visite limitate durante le messe)
Area Monumentale (tetti, tombe reali, cripta, tesoro)
da verificare: il gestore alterna un orario invernale (lun-ven 9:30-14:30, sab 9:30-18:00, dom 9:00-13:00) e uno esteso. Prezzi non pubblicati come testo. Tel. +39 329 3977513
Tetti
Si salgono con il biglietto dell'Area Monumentale (secondo il Comune da 1 a 18 € per tutta l'Area); il prezzo dei soli tetti è da verificare sul ticket shop ufficiale. Prenotazione non richiesta: i biglietti online valgono in qualsiasi giorno di apertura
Chiesa dalle cupole rosse con un piccolo chiostro e un giardino: una delle immagini più note di Palermo. Parte del sito UNESCO.
Perché vale la pena
È una delle chiese più riconoscibili di Palermo, con le cupole rosse che spuntano da un giardino tra le mura del Palazzo Reale. Fu fatta costruire da Ruggero II per monaci benedettini intorno al 1130 (le fonti danno 1131 o 1132). Secondo la tradizione, nel luogo sorgeva un antico monastero dedicato a sant'Ermete, legato a papa Gregorio Magno: da una storpiatura di Ermete verrebbe il nome «degli Eremiti».
Chiesa e giardino servirono da sepoltura per alti funzionari della corona e membri della famiglia reale. Dal 3 luglio 2015 fa parte del sito UNESCO «Palermo arabo-normanna e le cattedrali di Cefalù e Monreale».
Cosa guardare
Le cupole emisferiche rosse sui volumi cubici: lo schema quadrato-cerchio richiama terra e cielo, un motivo comune alle culture islamica e bizantina. Le cupole attuali sono state restaurate nell'Ottocento da Giuseppe Patricolo e sono forse simili alle originali.
L'interno è spoglio: le nicchie d'angolo che sorreggono le cupole sono l'unico ornamento rimasto di pareti un tempo dipinte. La pianta è a «croce commissa», cioè a T.
Il chiostro, con colonnine binate, archi ogivali e un pozzo al centro. Non compare in un diploma del 1148 e secondo alcuni autori risale a circa il 1300. Nel 1836 Viollet-le-Duc lo descrisse come «quasi moresco».
Il giardino con agrumi, nespoli e allori.
La cosiddetta «Sala Araba», raggiungibile da un piccolo passaggio dalla chiesa, con due affreschi medievali di data incerta. Giuseppe Patricolo vi riscoprì parte di una struttura più antica, da lui ritenuta una moschea: l'interpretazione resta incerta.
Il campanile, a ovest del transetto, ha tre ordini di finestre; quelle ogivali avevano in origine transenne arabescate in gesso.
Cosa c'è vicino
È nel centro storico, subito sotto le mura del Palazzo dei Normanni, a pochi passi. Contigua è la chiesa di San Giorgio in Kemonia, separata da un muro dal 1884-1885.
Curiosità
Nel 1524 Clemente VII concesse il monastero ai Cassinesi di Monreale; nel 1848 il complesso, requisito dal Ministero della guerra, ospitò militari.
Nel 1864 il chiostro era senza tetto e nel 1871 mancavano 14 colonne, sostituite da puntelli. Dal 1874-1876 furono demolite le case addossate alla chiesa per metterla in vista.
Nel 1912 l'intonaco rosso delle cupole fu rifatto con calce, mattone pesto e latte di vacca tinto di rosso con «mine di ferro».
Cosa non sappiamo
Non abbiamo trovato su fonti ufficiali durata della visita, regole, accessibilità, prenotazione, momenti più tranquilli e linee dei mezzi pubblici. L'anno di fondazione varia tra le fonti, e sulla data del chiostro e della Sala Araba si discute: non li diamo come certi. Anche il numero civico cambia (Via dei Benedettini 20 per il Comune, 16 per un'altra fonte).
Chiesa del XII secolo in piazza Bellini, famosa per i mosaici bizantini. Parte del sito UNESCO.
Perché vale la pena
Fu costruita nel 1143 per volere di Giorgio d'Antiochia, grande ammiraglio di Ruggero II (una fonte indica il 1145). Artisti giunti da Costantinopoli lavorarono ai mosaici tra il 1140 e il 1155. Il nome «Martorana» viene dal vicino monastero benedettino fondato nel 1193 da Eloisa Martorana; nella prima metà del Quattrocento la chiesa fu ceduta alle monache benedettine.
Il viaggiatore arabo Ibn Jubayr la vide nel dicembre 1184 e ne descrisse le pareti interne ornate d'oro e i marmi colorati «mai visti». Dal 1937 appartiene all'Eparchia di Piana degli Albanesi e vi si celebra in rito bizantino-greco. Dal 2015 fa parte del sito UNESCO arabo-normanno.
Cosa guardare
Nella cupola, il Cristo Pantocratore benedicente; sotto, quattro arcangeli, otto profeti e i quattro evangelisti nelle nicchie d'angolo.
Due pannelli a mosaico: Giorgio d'Antiochia prostrato davanti alla Vergine e Ruggero II incoronato da Cristo.
L'Annunciazione sull'arco orientale, la Presentazione al Tempio sull'arco occidentale, la Natività e la Dormizione della Vergine sulla volta del braccio occidentale.
Un fregio ligneo con iscrizione cufica dipinta in bianco su fondo blu riporta un inno della liturgia bizantina in arabo.
Il pavimento in opus sectile, undici pannelli con quinconce e motivi geometrici, dell'epoca della chiesa (anni 1140).
Una struttura che racconta i suoi cambiamenti: la facciata originaria fu demolita a fine Cinquecento, la facciata barocca è di Nicolò Palma (1750), e nel 1870 Giuseppe Patricolo rimosse parte delle decorazioni barocche. Il campanile era in origine staccato.
Come arrivare e cosa c'è vicino
Nel centro storico, su Piazza Bellini, accanto a San Cataldo e di fronte a Santa Caterina d'Alessandria. Fa parte del Circuito del Sacro (14 siti, tra cui San Cataldo e la Cattedrale).
Curiosità
Le monache del monastero erano note per la frutta di pasta di mandorle, detta «frutta di Martorana», preparata per la Festa dei Morti del 2 novembre.
Il coro poggia su colonne provenienti da edifici normanni precedenti.
Cosa non sappiamo
Non abbiamo trovato su fonti ufficiali regole di visita, accessibilità, durata, linee dei mezzi pubblici e distanze a piedi. Le fonti non concordano sull'anno di costruzione (1143 o 1145), sulla data della cessione alle monache, né sulla posizione esatta del pannello di Giorgio d'Antiochia: per questo non lo indichiamo. Le decorazioni barocche non sono descritte da fonti ufficiali che abbiamo potuto verificare.
Piccola chiesa con tre cupole rosse, accanto alla Martorana: si visitano facilmente insieme. Parte del sito UNESCO.
Perché vale la pena
Costruita tra il 1154 e il 1160, sotto Guglielmo I, la scheda del Ministero della Cultura la definisce «un compiuto capolavoro architettonico», concepita da maestranze islamiche secondo criteri romanico-occidentali. Sul fondatore si discute: la maggior parte degli studiosi la attribuisce all'ammiraglio Majone da Bari (nacque come cappella annessa al suo palazzo), ma altre ipotesi indicano Silvestro da Marsico o altri personaggi.
Le sue tre cupole rosse, insieme a quelle di San Giovanni degli Eremiti, sono un'icona di Palermo. Dal 2015 fa parte del sito UNESCO arabo-normanno.
Cosa guardare
L'esterno: muri in piccoli conci squadrati di calcarenite, arcate cieche che incorniciano tre monofore per lato, un coronamento traforato di tipo fatimide. La merlatura fu aggiunta nel restauro di Giuseppe Patricolo.
Tre cupole emisferiche su tamburo basso coprono la navata centrale; le navate laterali hanno volte a crociera.
L'interno ha tre navate, con la centrale larga il doppio delle laterali; quattro colonne reggono archi acuti, con capitelli in parte di recupero. L'abside sporge e sale per tutta l'altezza dell'edificio.
Il pavimento in opus sectile, con porfido egiziano e serpentino greco, materiali di recupero di epoca romana. Contrasta con le pareti spoglie.
L'altare in marmo bianco con croce centrale e simboli degli evangelisti, e la lapide funeraria di Matilde, figlia di Silvestro da Marsico.
Come arrivare e cosa c'è vicino
La chiesa sorge su una terrazza in Piazza Bellini, raggiunta da una scala sul lato nord, accanto alla Martorana e di fronte a Santa Caterina d'Alessandria. L'indirizzo ufficiale è Largo Cavalieri del Santo Sepolcro, con accesso alternativo da via Maqueda. Fa parte del Circuito del Sacro.
Curiosità
Nel 1175 fu ceduta alla Dogana Regia; per oltre cinque secoli appartenne poi all'Abbazia di Monreale.
Con regio decreto del 16 aprile 1787 vi furono trasferite le Regie Poste, e un complesso neoclassico di Alessandro Emmanuele Marvuglia fu costruito tutt'intorno, inglobandola. Dal 1867 l'interno servì allo smistamento della posta; nel 1868 il pavimento fu coperto da un tavolato.
Il restauro di Giuseppe Patricolo (1882-1885) la liberò dalle strutture aggiunte e tolse la tettoia barocca che copriva le tre cupole: fu in gran parte una ricostruzione, perché del paramento originario restava circa il 10% della fabbrica.
Nel 1937 fu donata all'Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme, che la tiene aperta alle visite.
Cosa non sappiamo
Non abbiamo trovato su fonti ufficiali durata della visita, regole su foto e abbigliamento, accessibilità, prenotazione, momenti più tranquilli e linee dei mezzi pubblici. Gli orari variano tra le fonti (fanno fede quelli del Comune, riportati nel riquadro). Su come la chiesa passò ai monaci di Monreale le fonti si contraddicono, quindi non indichiamo anno né donatore.
Palazzo di epoca normanna con forti influssi islamici, fuori dal centro storico. Parte del sito UNESCO.
Perché vale la pena
È un palazzo di piacere (un «sollazzo») che i re normanni usavano d'estate, costruito fuori dalle antiche mura da abili maestranze musulmane nel parco reale del Genoardo. Fu avviato da Guglielmo I intorno al 1165 e completato sotto Guglielmo II. Il nome viene dall'arabo al-Aziz, «nobile», «magnifico». Dal 2015 è nel sito UNESCO arabo-normanno.
Cosa guardare
La Sala della Fontana, al centro del palazzo, decorata con marmi, mosaici e nicchie a muqarnas: un canale d'acqua l'attraversava fino a una vasca esterna, a evocare il giardino paradisiaco.
Un sistema di ventilazione e raffrescamento degli ambienti: la facciata principale guarda a nord-est, così la brezza marina favorisce la ventilazione naturale.
La struttura: un edificio rettangolare su tre piani, simmetrico. Al piano terra le sale per feste e cerimonie, ai piani superiori gli appartamenti; al centro la Sala della Fontana e la Sala Belvedere.
Sull'ingresso della Sala della Fontana un affresco di epoca barocca raffigura dei diavoli che, secondo la leggenda, custodirebbero un tesoro nascosto.
Il Museo d'Arte Islamica, con opere di Sicilia e Mediterraneo dal IX al XII secolo.
Cosa c'è vicino
Accanto al palazzo c'è la Cappella della SS. Trinità alla Zisa (Piazza Zisa 43). Per le altre tappe normanne di Palermo, Visit Sicily propone un percorso sugli altri castelli.
Curiosità
Il palazzo ha subito restauri e rimaneggiamenti «non sempre benefici» ed è stato restituito all'uso pubblico solo di recente.
Cosa non sappiamo
Non abbiamo trovato su fonti ufficiali durata, regole di visita, accessibilità, prenotazione, momenti più tranquilli e linee dei mezzi pubblici. Sulla fine dei lavori le fonti ufficiali non concordano (1167 oppure entro il 1180), per questo diamo solo l'inizio. Gli orari trovati online sono discordanti: fanno fede quelli del Comune, nel riquadro. L'indirizzo è «Piazza Guglielmo il Buono» per il Comune e «Piazza Zisa» per un altro sito.
Il crocevia barocco al centro della città vecchia e, a pochi passi, la grande fontana di piazza Pretoria.
Perché vale la pena
È il baricentro del centro storico: la piazza ottagonale sorge all'incrocio tra via Maqueda e il Cassaro (oggi corso Vittorio Emanuele), che dividono la città nei quattro antichi mandamenti. Fu progettata all'inizio del Seicento dall'architetto fiorentino Giulio Lasso e completata da Mariano Smiriglio. Il nome ufficiale, Piazza Vigliena, viene dal viceré Juan Fernández Pacheco, marchese di Vigliena. È detta anche «Teatro del Sole», perché durante la giornata il sole illumina sempre almeno una delle quattro facciate.
La piazza nasce dagli apparati provvisori delle processioni vicereali: alcune di quelle scenografie effimere sono rimaste, in pietra. In passato fu sede di feste pubbliche e di esecuzioni capitali, da cui il nome di «teatro della città».
Cosa guardare
Ogni facciata ha quattro ordini: in basso una fontana con un fiume della città, poi l'allegoria di una stagione, la statua di un re spagnolo e, in alto, una santa patrona a protezione di un quartiere.
Le stagioni: Primavera (Venere con i fiori), Estate (Cerere con le messi), Autunno (Bacco) e Inverno (Eolo con una lanterna).
I re spagnoli nel terzo ordine: Carlo V, Filippo II, Filippo III e Filippo IV.
Nell'ordine più alto le sante patrone Cristina, Ninfa, Oliva e Agata, ognuna protettrice di un mandamento.
Le vasche delle fontane che si vedono oggi sono ottocentesche: quelle in marmo furono sostituite dopo il 1860.
Come arrivare e cosa c'è vicino
I Quattro Canti si girano a piedi. A due passi c'è Piazza Pretoria con la sua fontana, e intorno alla piazza si incrociano il Cassaro e via Maqueda. I posteggi taxi più vicini indicati dall'Università sono in Piazza Verdi (Teatro Massimo) e al Politeama.
Curiosità
Ogni 14 luglio la piazza ospita la tappa più importante della processione del Festino di Santa Rosalia. I lavori del Cassaro iniziarono nel 1567 e si conclusero solo nei primi anni Ottanta del Cinquecento.
Cosa non sappiamo
Un cantiere di restauro ai Quattro Canti è stato annunciato a febbraio 2026 (1,2 milioni di euro, durata prevista di circa 6 mesi): non abbiamo conferma ufficiale di se sia in corso o concluso, quindi non possiamo dirlo. Non abbiamo trovato su fonti ufficiali la data di completamento, gli scultori delle statue, linee dei mezzi, durata della visita e accessibilità. Il progetto è del 1608 secondo la Città Metropolitana e 1617 secondo un'altra fonte: scriviamo solo «inizio Seicento».
La Fontana Pretoria
In Piazza Pretoria, a pochi passi dai Quattro Canti, la fontana è opera dello scultore fiorentino Francesco Camilliani. Fu realizzata a Firenze verso la metà del Cinquecento (1554 secondo il FAI e la Città Metropolitana) per il giardino di don Luigi de Toledo. Nel 1573, per i debiti dei Toledo, fu venduta al Senato di Palermo per 20.000 scudi; arrivò nel 1574 smontata in 644 pezzi, e il figlio Camillo Camilliani la rimontò, completando il lavoro intorno al 1581.
I palermitani la chiamano anche «Piazza della Vergogna». Le spiegazioni tramandate sono diverse: la nudità delle statue, la somma enorme spesa dal Senato, il malcontento verso l'amministrazione. Giorgio Vasari, nelle Vite, la definì una fontana senza pari a Firenze «e forse in Italia».
Intorno alla piazza
Palazzo Pretorio o delle Aquile, sede del Comune. Nel 1875 Giuseppe Damiani Almeyda lo ridisegnò in stile neorinascimentale. Dentro ci sono la Sala delle Lapidi, oggi aula consiliare con le pareti coperte di iscrizioni in marmo e un lampadario ligneo seicentesco ricavato da un unico pezzo, e la Sala Garibaldi, dal cui balcone Garibaldi parlò alla folla nel 1860.
La chiesa di Santa Caterina (fine Cinquecento), Palazzo Bonocore e Palazzo Bordonaro. Sul quarto lato una scalinata scende verso via Maqueda.
Il poeta monrealese Antonino Veneziano ne reinterpretò il significato simbolico in chiave palermitana.
Cosa non sappiamo
Misure della fontana, numero delle statue e altri dettagli vengono da fonti singole e non li diamo. Le date della fontana variano tra le fonti (1544, 1554 o 1552-55): qui seguiamo FAI e Città Metropolitana. Gli orari del Palazzo delle Aquile vengono da una scheda del 2011: vanno chiesti al Comune. Non abbiamo trovato linee dei mezzi, durata e accessibilità, né lo stato attuale dei restauri di Santa Caterina.
Uno dei grandi teatri d'opera d'Europa, inaugurato nel 1897. Si può visitare, oppure assistere a uno spettacolo.
Perché vale la pena
È il teatro lirico più grande d'Italia, secondo il Comune. Il concorso fu bandito nel 1864 e nel 1868 vinse Giovan Battista Filippo Basile; la prima pietra fu posata il 12 gennaio 1875. Basile morì nel 1891 e il figlio Ernesto completò l'opera, inaugurata il 16 maggio 1897 con il «Falstaff» di Verdi.
Fu chiuso nel 1974 per restauri e riaperto il 12 maggio 1997. Quando aprì, con 7.730 m², era il terzo teatro d'Europa per grandezza, dopo l'Opéra di Parigi e la Staatsoper di Vienna.
Cosa guardare
Fuori, il pronao con sei colonne corinzie, la scalinata con i due gruppi di leoni in bronzo (la Tragedia e la Lirica) e il fregio «L'Arte rinnova i popoli».
La Sala Grande a ferro di cavallo, con cinque ordini di 31 palchi e il loggione, fino a 1.247 spettatori e un'acustica rinomata.
Il soffitto, la «Ruota simbolica» di 11 pannelli con il Trionfo della Musica, che si aprono verso l'alto per ventilare la sala.
Il Palco reale, con il suo salotto privato, il Salone del Sovrano: rivestito in mogano, lampadario di Murano, nove specchi e stemma sabaudo.
La Sala Pompeiana, a pianta circolare e costruita sul numero 7. È detta «sala dell'eco» perché il suono rimbomba.
Il sipario dipinto da Giuseppe Sciuti con il corteo dell'incoronazione di Ruggero II.
Per organizzarsi
La visita guidata dura circa 40 minuti e tocca Sala Grande, salotto del Palco reale, Sala Pompeiana, Sala degli Stemmi e foyer; sono previsti modelli 3D e mappe tattili per non vedenti. Le visite sono in italiano, inglese, francese, spagnolo e tedesco. I biglietti si prendono in biglietteria, online, su TicketOne o GetYourGuide; i gruppi (minimo 10 persone) prenotano direttamente. C'è una visita al palcoscenico (dietro le quinte), con 5 € in più, a orari da concordare.
Per l'accessibilità l'ingresso è il n. 4, a sinistra del principale (portineria 091 6053521); ci sono due ascensori, bagni accessibili e una carrozzina a disposizione. La stagione 2026-27 apre con «Samson et Dalila» dal 22 al 29 novembre 2026.
Come arrivare e cosa c'è vicino
In piazza Verdi. Bus AMAT 101, 102, 104, 106 e 108; taxi in piazza e bike sharing all'angolo con via Rossini. A piedi: circa 5 minuti da piazza Ruggero Settimo e dal mercato del Capo, 10 dai Quattro Canti, 15 da stazione centrale, porto e Cattedrale.
Curiosità
Nel 1990 il teatro fu set di scene del «Padrino - Parte III» di Coppola, tra cui quella del debutto nella «Cavalleria rusticana».
Secondo la tradizione si aggira nel teatro «la monachella», una suora la cui tomba sarebbe stata disturbata durante i lavori: per costruirlo furono espropriate tre chiese e tre monasteri.
Sul palco debuttarono Luciano Pavarotti (nel 1962, in «Rigoletto») e un giovane Enrico Caruso.
Cosa non sappiamo
Gli orari invernali: il Comune dice fino alle 18:00, il sito del teatro 9:30-19:00 tutto l'anno (fa fede il teatro). Non abbiamo trovato regole su foto e abbigliamento, momenti meno affollati, parcheggi, né la distanza a piedi dal Politeama. I prezzi del Comune sono ancora quelli precedenti al 1° luglio 2026: valgono quelli del sito del teatro.
Teatro ottocentesco in piazza Ruggero Settimo, riconoscibile per l'arco con il carro di bronzo. Punto di riferimento per la zona dello shopping.
Perché vale la pena
Il Politeama Garibaldi fu progettato da Giuseppe Damiani Almeyda e pensato come «teatro del popolo», per operette, commedie, drammi e spettacoli circensi ed equestri: il Teatro Massimo era invece rivolto al pubblico aristocratico. L'idea risale al 1859; nel 1865 un concorso interno scelse il progetto di un teatro diurno polivalente. Fu costruito tra il 1867 e il 1874 e aprì nel 1874, ancora incompleto, con «I Capuleti e i Montecchi» di Bellini. Fu inaugurato nella forma definitiva nel 1891, durante l'Esposizione Nazionale, con l'«Otello» di Verdi cantato da Francesco Tamagno, alla presenza della Famiglia Reale. Dal 2009 è la sede dell'Orchestra Sinfonica Siciliana.
Cosa guardare
L'ingresso è un arco trionfale in stile napoleonico, e il corpo circolare richiama il Pantheon di Roma.
Sopra l'ingresso la quadriga bronzea di Apollo dello scultore Mario Rutelli, accompagnata da una coppia di cavalli in bronzo di Benedetto Civiletti.
All'interno, una sala a ferro di cavallo affrescata, con due ordini di palchi e un'ampia galleria.
Per organizzarsi e vicino
Visite e biglietti passano dalla biglietteria della Fondazione Orchestra Sinfonica Siciliana, in Piazza Ruggiero Settimo (tel. 091 6072532/533). C'è un posteggio taxi al Politeama.
Curiosità
Nel Ridotto del Politeama fu inaugurata il 24 maggio 1910 la Galleria d'Arte Moderna di Palermo. Dal 2006 è nel complesso di Sant'Anna alla Misericordia (via Sant'Anna 21), con 236 opere in 24 sale.
Cosa non sappiamo
Non abbiamo trovato visite guidate aggiornate (giorni, orari, prezzi, durata, lingue): le fonti del 2016, del 2018 e di un sito locale sono discordanti, quindi chiedi alla biglietteria. Non abbiamo capienza verificata, linee dei mezzi ordinarie, distanza a piedi dai Quattro Canti, regole e accessibilità.
Villa dell'Ottocento in via Dante con interni storici e giardino, gestita dalla Fondazione Giuseppe Whitaker. Si visita solo con prenotazione telefonica.
Orari e prezzi
Orari
lunedì-sabato, visite di circa 45 minuti nelle fasce 9:30-10:30, 11:00-12:00, 12:30-13:30, 13:30-14:30
Prenotazione
obbligatoria per telefono, minimo 4 partecipanti: +39 091 682 0522
Biglietto
intero 15 € · ridotto 6 € (fino a 18 anni) · gratis fino a 5 anni
Banchi di frutta, pesce e cibo di strada nel cuore della città. Vai la mattina, quando sono più vivi.
Perché vale la pena
I mercati storici sono il modo più diretto di vedere Palermo al lavoro: banchi, richiami dei venditori, odori e cibo di strada. I tre principali sono Ballarò, il Capo e la Vucciria. Non c'è accordo tra le fonti su quale sia il più antico o il più grande, quindi non assegniamo primati: sono tutti tra i mercati storici della città.
I venditori usano abilità retoriche, linguaggio metaforico e il canto per vendere: i loro richiami si chiamano «abbanniate». Nei mercati i banchi vengono spesso allestiti a piramide, la «paratura ra putia» (la preparazione della bottega).
Ballarò
Nel quartiere dell'Albergheria, tra Corso Tukory, Via Maqueda e Corso Vittorio Emanuele, con il cuore in Piazza del Carmine e Piazza Ballarò.
Secondo il portale italia.it il nome deriva dall'arabo «Balhara», villaggio musulmano vicino a Monreale da cui venivano i primi venditori.
Banchi con spezie, frutta fresca e secca e prodotti africani da Senegal, Ghana e Nigeria (patate, cocojam, banane fritte, peperoncini, pesce essiccato, riso indiano). Street food come panelle e pani câ mèusa (panino con la milza).
Per italia.it il momento migliore è la mattina.
Il Capo
Porta Carini è l'ingresso fisico e simbolico; il mercato si sviluppa tra Via Porta Carini, Piazza Capo, Via Cappuccinelle e Via Beati Paoli, alle spalle del Teatro Massimo (circa 5 minuti a piedi).
Verso sud prosegue lungo Via Sant'Agostino, dove è specializzato in tessuti.
La Vucciria
Il cuore è Piazza Caracciolo, dove in epoca angioina sorgeva il più grande macello della città; oggi non ne resta traccia. Il mercato si estende tra Piazza San Domenico e Corso Vittorio Emanuele.
Il nome è legato al mestiere del macellaio (in siciliano «vuccèri»). Un tempo destinato alla carne, oggi è riorganizzato per frutta e verdura, con bancarelle di vario genere.
Per organizzarsi
Il centro storico ha il suo baricentro ai Quattro Canti. Dal Teatro Massimo il mercato del Capo è a circa 5 minuti a piedi, i Quattro Canti a circa 10, stazione centrale, porto e Cattedrale a circa 15. Per le linee bus controlla il sito AMAT. L'Università indica una ZTL nel centro storico (lun-ven 8-20, sabato 8-13, non attiva domenica e festivi): la pagina potrebbe non essere aggiornata, verifica prima di entrare in auto.
Cosa non sappiamo
Non abbiamo trovato su fonti ufficiali le date di fondazione dei tre mercati, gli orari di Capo e Vucciria, la durata consigliata, le regole e i consigli del Comune. Gli orari di Ballarò (lun-sab 7-19:30, domenica 7-13) vengono dal portale italia.it.
Piccole sale decorate con gli stucchi barocchi di Giacomo Serpotta, tra i capolavori dell'arte siciliana.
Perché vale la pena
Giacomo Serpotta (Palermo 1656-1732) è il più noto stuccatore siciliano tra Sei e Settecento: portò lo stucco, ritenuto materiale povero, al livello della scultura in marmo. I suoi due oratori palermitani sono tra i luoghi più sorprendenti della città: Santa Cita (Compagnia del Rosario, nata nel 1570) e San Lorenzo (nella Kalsa, sede della Compagnia di San Francesco, nata per seppellire i morti del quartiere).
Santa Cita
Gli stucchi furono eseguiti in più riprese tra la fine del Seicento e il 1718 (l'aula tra il 1686 e il 1689, il presbiterio nel 1717-1718, secondo un saggio dell'Università di Palermo).
Sulla parete d'ingresso la Battaglia di Lepanto (1571), sormontata dall'Incoronazione di Maria; alla base due fanciulli emaciati, con l'elmo di un crociato e il turbante di un musulmano, che per italia.it simboleggiano le conseguenze della guerra.
Sulle pareti laterali, teatrini con i Misteri Gaudiosi e Dolorosi (i Gloriosi in controfacciata), con putti spettatori sopra e Allegorie sedute alla base delle lesene.
Sull'altare la Madonna del Rosario di Carlo Maratta, commissionata nel 1689 e giunta a Palermo nel 1695. All'ingresso del presbiterio le figure bibliche di Ester e Giuditta; banchi lignei intarsiati di madreperla.
Si entra da un loggiato tardocinquecentesco a doppio ordine sul fianco sinistro della chiesa di Santa Cita. Le visite sono sospese durante cerimonie religiose e matrimoni.
San Lorenzo
Sul luogo esisteva dal 1569 un'antica chiesa. Il progetto architettonico dell'oratorio fu affidato a Giacomo Amato, quello scultoreo a Giacomo Serpotta. Si trova in Via dell'Immacolatella, nella Kalsa.
Teatrini prospettici con la vita di San Lorenzo (parete sinistra) e di San Francesco (parete destra), alternati alle statue allegoriche di Fede, Umiltà, Costanza, Penitenza (sinistra) e Misericordia, Elemosina, Verità, Gloria (destra). Al centro della parete d'ingresso il Martirio di San Lorenzo.
Nell'abside telamoni reggono due balconate dorate con musici; due angeli sorreggono la cornice che oggi contiene la copia della Natività. Scranni lignei intagliati con madreperla.
La volta fu affrescata da Giacinto Calandrucci, allievo del Maratta, tornato a Palermo nel 1706: morì nel febbraio 1707 lasciandola incompiuta, e il fratello Domenico la completò.
La Natività rubata
Il dipinto che era sull'altare di San Lorenzo, la Natività con i santi Lorenzo e Francesco di Caravaggio (datata 1609 dalla Città Metropolitana), fu rubata nell'ottobre 1969 e non è mai stata ritrovata. Sull'altare c'è oggi una copia realizzata da Factum Arte con tecnologie digitali, partendo da una diapositiva a colori del 1968 e dai negativi del restauro del 1951: fu installata nel novembre 2015 e inaugurata il 12 dicembre 2015 alla presenza del Presidente della Repubblica.
Cosa non sappiamo
Le fonti non concordano su orari, indirizzo di Santa Cita (Via Squarcialupo o Via Valverde 3) e date degli stucchi; per questo usiamo formule prudenti e gli orari ufficiali del riquadro. Non abbiamo date documentate per gli stucchi di San Lorenzo, né durata, regole, accessibilità, prenotazione, linee dei mezzi e distanze a piedi. Sul furto della Natività non abbiamo documenti ufficiali: i dettagli del furto e le piste investigative non li riportiamo.
Palazzo del Quattrocento che ospita opere medievali e rinascimentali, tra cui l'affresco del Trionfo della Morte.
Perché vale la pena
È il principale museo d'arte medievale e rinascimentale di Palermo, in un palazzo tardo-quattrocentesco in stile gotico-catalano eretto tra il 1490 e il 1495 per Francesco Abatellis, su progetto di Matteo Carnalivari. Estinta la famiglia senza eredi, il palazzo fu destinato a monastero domenicano. Subì gravi danni nella Seconda guerra mondiale e dopo i restauri divenne sede della Galleria Regionale (dal 1954 secondo la Regione), con allestimento dell'architetto veneziano Carlo Scarpa.
Le opere documentano la cultura figurativa della Sicilia occidentale dal XII al XVII secolo; il nucleo più significativo proviene dal Museo Nazionale di Palermo. Nel 2009 è stata aperta al pubblico l'ala settecentesca dell'antico monastero, ampliando il percorso.
Cosa guardare
Il Trionfo della Morte: affresco della prima metà del Quattrocento proveniente da Palazzo Sclafani, di autore ignoto. La Morte irrompe in un giardino aristocratico e colpisce uomini e donne di diversi gruppi sociali.
Il busto di gentildonna detto di Eleonora d'Aragona, di Francesco Laurana: marmo, alto 43 cm, 1489 circa. Proviene dall'abbazia di Santa Maria del Bosco a Calatamauro, dove restò per secoli. Eleonora morì nel 1405, quasi un secolo prima del busto: per questo l'identificazione è discussa.
L'Annunziata di Antonello da Messina: olio su tavola, 45 x 34,5 cm, 1474-1477 circa. La Vergine è senza simboli sacri, più simile a un ritratto, in dialogo con un angelo invisibile posto dove sta lo spettatore, colta poco prima di dire «E come avverrà questo?».
Il Trittico Malvagna di Jan Gossaert detto Mabuse, che testimonia l'arrivo in Sicilia di opere e modelli dell'Europa del Nord.
L'allestimento di Carlo Scarpa, che permette di osservare le opere da angolazioni diverse. Tra le collezioni, secondo il Comune, anche croci tardo-medievali e vasi e manufatti di età araba.
Per organizzarsi
Dal 27 ottobre 2020 un bassorilievo tattile dell'Annunciata, con guida alla lettura, permette a non vedenti e ipovedenti di esplorare l'opera; c'è anche una riproduzione in stampa 3D del busto di Eleonora. Indirizzo: Via Alloro 4. Dalla Stazione Centrale si va per Via Roma fino a Corso Vittorio Emanuele, a destra; in fondo Piazza Marina sulla sinistra, poi Via Alloro.
Vicino a piedi: Piazza Marina e Corso Vittorio Emanuele.
Curiosità
L'Annunziata entrò nelle collezioni nel 1906 per lascito testamentario di mons. Di Giovanni, che l'aveva acquistata a Palermo come opera di Dürer; gli studi di Enrico Brunelli (1904) la riconobbero come capolavoro di Antonello. Fu a lungo confusa con una modesta copia.
Un decreto del 27 giugno 2013 vieta l'uscita dalla Sicilia, anche temporanea, di 21 opere simbolo dei musei regionali, tra cui l'Annunziata e il busto di Eleonora.
Cosa non sappiamo
Le fonti non concordano su alcuni punti: il Comune parla di monastero benedettino e di apertura nel 1953, la Regione (che gestisce il museo) di monastero domenicano e 1954, e noi seguiamo la Regione. Anche i prezzi e gli orari divergono tra Comune (10/5 €) e Ministero (8/4 €): controlla prima di andare. Non abbiamo l'autore e le misure del Trionfo della Morte, la durata consigliata, le regole su zaini e foto, le barriere architettoniche, le linee dei bus e le opere dell'ala settecentesca.
Giardino di fine Settecento con alberi monumentali e serre. Una pausa all'ombra, adatta anche ai bambini.
Perché vale la pena
È uno dei grandi orti botanici d'Italia, appartenente all'Università di Palermo. Nasce con la Regia Accademia degli Studi (1779); il primo orto fu su un bastione delle mura intorno al 1780-81. Il nuovo orto fu impiantato dal 22 febbraio 1789 nella Vigna del Gallo e inaugurato il 9 dicembre 1795 su circa 12.000 mq, con le collezioni ordinate secondo il sistema di Linneo da Bernardino da Ucria; primo direttore Giuseppe Tineo.
Il complesso neoclassico fu progettato dall'architetto francese Leon Dufourny. Nel 1954 il Consiglio comunale votò all'unanimità la conservazione integrale e permanente dell'orto, che i piani regolatori del 1886 e del 1946 volevano smembrare con una strada. Ospita circa 10.000 specie in circa 250 famiglie.
Cosa guardare
Il Ficus macrophylla f. columnaris («Ficus magnolioide»), originario di Queensland e Nuovo Galles del Sud, introdotto nel 1845: alto 25 m, chioma di circa 2.900 mq, 44 fusti e circonferenza del tronco principale di 14,75 m. Nel 2022 è stato eletto Albero italiano dell'anno.
Il Gymnasium, l'edificio centrale, sede della Schola Regia Botanices. Davanti, due sfingi in pietra di Billiemi scolpite da Vitale Tuccio (tra il 1789 e il 1793): il restauro presentato l'8 ottobre 2020 ha rivelato i fori dei proiettili che le colpirono in guerra.
L'Aquarium, vasca settecentesca per piante acquatiche all'estremità meridionale, dono dell'arcivescovo Filippo Lopez y Royo: tre bacini circolari concentrici attorno a una roccia con delfino e anatre in marmo.
La Serra Carolina, giardino d'inverno in ghisa e vetro, definita una delle dieci più belle d'Europa, e la Serra delle Cactacee restaurata con il mecenatismo di Hermès.
Il boschetto esotico con la vasca dei papiri e il boschetto di bambù. Nel gabinetto scientifico c'è la poltrona «Torino» di Ernesto Basile, prototipo del 1902.
Per organizzarsi
Vietato raccogliere o danneggiare piante, o introdurne; vietati animali (tranne cani guida), biciclette (c'è una rastrelliera all'ingresso), skateboard e attrezzi ricreativi; bisogna restare sui sentieri e i bambini devono stare sempre con un adulto; vietato fumare tranne nelle aree bar. Il Comune indica un bagno per disabili e servizi per non vedenti e ipovedenti. I biglietti si comprano online su CoopCulture; l'audioguida costa 5 € in italiano, inglese e francese.
Come arrivare e cosa c'è vicino
Via Lincoln 2, in fondo alla via verso il mare, accanto a Villa Giulia (sorta nel 1777), a circa 600 m dalla Stazione Centrale; dalla stazione ci sono i bus 231 e 107. Il Comune segnala biglietti cumulativi con Palazzo Chiaramonte (Steri) e Museo Salinas.
Cosa non sappiamo
Sul primo orto le fonti dell'Università non concordano (1780 o 1781, due bastioni diversi): scriviamo «intorno al 1780-81». Dell'età del Ficus non diamo gli anni, perché le fonti variano: solo l'anno di introduzione, 1845. Il biglietto intero è 8 € per il Sistema Museale e 7 € per il Comune. Non abbiamo trovato la durata consigliata, le regole su zaini e abbigliamento e i dettagli sui percorsi accessibili.
Cripta con migliaia di corpi mummificati. Impressionante: valutala con attenzione se viaggi con bambini.
Perché vale la pena
Le Catacombe dei Cappuccini sono uno dei luoghi più singolari e impressionanti di Palermo: gallerie sotterranee, scavate alla fine del Cinquecento, che formano un ampio cimitero di pianta rettangolare. Le mummie, in piedi o distese e vestite con abiti completi, sono suddivise per sesso e categoria sociale; la maggior parte appartiene ai ceti alti, perché l'imbalsamazione era costosa. Il numero dei corpi non è documentato ufficialmente: si parla di migliaia di salme, mai inventariate.
Cosa vedere
Ogni corpo è esposto in una nicchia bianca, con abiti d'epoca e una targhetta con nome e data di morte. I corpi sono ordinati lungo i corridoi per professione, sesso e stato sociale: uno spaccato della società palermitana tra il XVII e il XIX secolo.
Tra le categorie: prelati; commercianti e borghesi in abiti da festa; ufficiali dell'esercito in uniforme di gala; giovani donne morte prima del matrimonio, in abito da sposa; gruppi familiari su alte mensole con ringhiere; bambini.
Per organizzarsi
La prenotazione non è richiesta. Il pagamento si fa solo alla cassa: la direzione non autorizza venditori né acquisti online. Per i gruppi numerosi conviene avvisare per telefono (+39 091 6527389). Da fine ottobre a fine marzo le catacombe non sono visitabili la domenica pomeriggio.
Come arrivare e cosa c'è vicino
Indirizzo: Piazza Cappuccini, 90129 Palermo. AMAT non elenca linee e fermate sul sito: rimanda al planner Moovit e al numero +39 091 350 111. Accanto al convento, vicino alla chiesa di Santa Maria della Pace, c'è il Cimitero dei Cappuccini (luogo FAI), nato quando nuove disposizioni sanitarie vietarono le sepolture nelle chiese e nelle catacombe. Vi sono sepolti, tra gli altri, Michele Amari, Francesco Crispi, Giuseppe Tomasi di Lampedusa e Pio La Torre.
Curiosità
Secondo una leggenda, tra le mummie ci sarebbe quella del conte di Cagliostro, che Napoleone avrebbe cercato invano durante una visita al convento. È una leggenda, non un fatto documentato.
Cosa non sappiamo
Il sito ufficiale dei frati non era raggiungibile durante i controlli. Gli orari variano tra le fonti (9:00-17:30 continuato per il Ministero, 9:00-12:30 e 15:00-17:30 per altre): confermali prima di andare. Non abbiamo date sicure per la prima sepoltura (si dice fine Cinquecento), un numero preciso di corpi, regole su foto e abbigliamento, accessibilità, avvisi di sensibilità per i bambini, durata consigliata e linee dei bus.
Il monte sopra la città, con il santuario della patrona e belle viste su Palermo e sul mare.
Perché vale la pena
Il Monte Pellegrino domina Palermo (606 metri, secondo italia.it) ed è il luogo di Santa Rosalia: il suo corpo fu ritrovato nella grotta il 15 luglio 1624, durante la peste; il 27 luglio il Senato la proclamò patrona della città. Il 9 giugno 1625 si tenne la prima processione con le reliquie, e il 3 settembre 1625 la città fu dichiarata libera dalla peste. Il santuario sorse nel 1625 attorno alla grotta. Secondo la tradizione Rosalia era figlia del duca Sinibaldo e visse dodici anni da eremita, prima sul monte Quisquina e poi sul Monte Pellegrino.
Il monte è frequentato fin dal Mesolitico, come mostrano le grotte dell'Addaura, della Caprara e dell'Antro Nero con i loro graffiti. La più antica testimonianza del culto sul Monte Pellegrino risale al 1180.
Cosa vedere
Il santuario, incorporato nella roccia, ha una facciata rosa in cima a una scalinata. Nell'atrio, all'aperto, ci sono gli ex voto, tra cui una grande ancora lasciata dai marinai.
In fondo alla grotta, in una teca di vetro sotto un baldacchino di marmo, c'è la statua marmorea di Rosalia addormentata. L'abito e la corona di rose in lamina d'oro furono donati da Carlo III di Borbone.
L'ex convento francescano accanto al santuario ospita un piccolo museo con il tesoro della santa.
Dal piazzale una breve passeggiata porta al Gorgo di Santa Rosalia, un ambiente umido di elevato interesse naturalistico.
Più in alto della piazza, rivolta al mare, la statua di Santa Rosalia di Benedetto De Lisi jr. (1964).
Come arrivare
La strada asfaltata, costruita tra il 1903 e il 1924, arriva alla piazza davanti al santuario e prosegue verso l'alto. La linea AMAT 812 sale fino al piazzale del Santuario: percorso, fermate e orari vanno verificati su AMAT (+39 091 350 111), che sul sito rimanda al planner Moovit.
A piedi, la Scala Vecchia è un percorso solo pedonale voluto dal Senato palermitano: sale dal versante sud del monte con ardite rampe, archi e piloni. Un primo accesso pedonale fu realizzato tra il 1638 e il 1659; la scalinata attuale fu inaugurata nel 1725. Un altro sentiero parte dal Parco della Favorita, risale il versante occidentale (la Rufuliata), passa per il Gorgo di Santa Rosalia e arriva al santuario.
Per organizzarsi
La Riserva Naturale Orientata Monte Pellegrino è stata istituita con D.A. n. 610 del 6 ottobre 1995 ed è gestita dall'Associazione Rangers d'Italia, Sezione Sicilia. Regole: pantaloni lunghi, cappellino e giacca antipioggia o antivento, scarpe chiuse e comode (niente infradito né tacchi); seguire i sentieri tracciati e la segnaletica; non entrare nelle cavità naturali, salvo quelle segnalate; vietati campeggio, bivacco, fuochi e abbandono di rifiuti. Dentro la riserva non ci sono presidi medici, punti acqua, ristoro né servizi igienici. Il percorso è sconsigliato a chi ha difficoltà motorie o di equilibrio, problemi cardiaci o respiratori, asma o allergie. Info: 091 6716066 / 392 6235399.
Cosa non sappiamo
Gli orari del santuario non coincidono: un calendario ufficiale del 2018 e la pagina del Festino danno orari diversi, quindi verifica prima di salire. Sul nome del belvedere e sul punto di partenza della Scala Vecchia abbiamo solo fonti non ufficiali. La statua di De Lisi è indicata «in vetta» da una fonte e a circa 458 m da un'altra: non diamo la quota. Non abbiamo trovato l'accessibilità del santuario, né percorso e fermate ufficiali della linea 812.
Passeggiata sul mare a due passi dal centro, comoda per un tramonto tranquillo.
Perché vale la pena
È la grande passeggiata sul mare di Palermo: un'area verde pedonale, con prati e pista ciclabile, che va dalla Cala fino a Villa Giulia. Il lungomare fu sistemato nel 1582 per volere del viceré Marcantonio Colonna e divenne il passeggio prediletto dell'aristocrazia e della borghesia palermitana. Oggi il nome ufficiale è Foro Italico Umberto I.
Liberato dalle costruzioni abusive intorno al 2000, il Foro è stato riqualificato nei primi anni Duemila con prati, percorsi pedonali e illuminazione.
Cosa guardare
Il Palchetto della Musica, in stile neoclassico, risale al 1844. Si trova davanti ai giardini affacciati sul mare, ospita concerti all'aperto ed è stato restaurato.
Palazzo Forcella De Seta, edificio eclettico di fine Ottocento, con le antiche scuderie restaurate e usate per convegni ed eventi.
In piazza Kalsa, di fronte al Foro, la Porta dei Greci ha il lato verso il mare decorato (bugnato, colonne, architrave con festoni di fiori e frutta), mentre il lato interno è quasi spoglio.
Lungo il prato ci sono dissuasori che lo separano dalla pista ciclabile, panchine-divano disposte come «stanze» con vista sul mare e totem lungo il percorso centrale.
Come arrivare e cosa c'è vicino
Indirizzo: Foro Italico Umberto I, 90133 Palermo. A piedi dal Foro si raggiungono la Porta dei Greci e la Kalsa, Villa Giulia, Palazzo Butera, Palazzo Forcella De Seta, Porta Felice, la Cala e, oltre la Cala, il Molo Trapezoidale. Nei dintorni anche le Mura delle Cattive.
Cosa non sappiamo
Le fonti sono in conflitto su quando il lungomare prese il nome di Foro Italico (1848, 1860 o Novecento), quindi non lo diciamo; non sappiamo nemmeno perché sia dedicato a Umberto I. Non abbiamo trovato linee AMAT dirette, regole, accessibilità, durata consigliata né orari: non risulta una conferma ufficiale che sia «sempre aperto». Per la storia della Cala e le date della Porta dei Greci abbiamo solo fonti non ufficiali.
Nuova passeggiata sul mare alla Cala, costruita dove sorgeva il Castello a Mare e inaugurata il 13 ottobre 2023. Prolunga a piedi la passeggiata della Cala e comprende un grande lago urbano lungo le antiche mura del Castello a Mare, un teatro all'aperto rivolto verso Monte Pellegrino, negozi e ristoranti. Orari e ingresso non sono indicati nelle fonti consultate.
Perché vale la pena
Il Molo Trapezoidale (Palermo Marina Yachting) è uno dei luoghi nuovi di Palermo: è stato inaugurato il 13 ottobre 2023 alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Il progetto è dell'Ufficio tecnico dell'Autorità di sistema portuale (ing. Enrico Petralia) con Provenzano Architetti Associati. La prima pietra è stata posata il 30 ottobre 2020; il costo finale riportato dalla stampa è di circa 30 milioni di euro.
Nel 1923 iniziò la demolizione del Castello a Mare per far spazio alle attività portuali. Le indagini archeologiche per il progetto, nell'area a sud di via Patti, iniziate il 28 ottobre 2019, hanno riportato alla luce le mura del Castello a Mare.
Cosa vedere
Lungo il perimetro del Castello a Mare c'è un parco archeologico: le mura poggiano su uno strato di ghiaia e un percorso pedonale in legno permette di passeggiare tra i resti.
Un laghetto urbano di oltre 8.000 m², profondo circa 1 m, corre lungo le mura del castello.
Una terrazza panoramica con vista su Monte Pellegrino, raggiungibile anche con un ascensore pubblico; un anfiteatro all'aperto da 200 posti sulla copertura; una piazza con tre grandi aiuole circolari; oltre 12.000 m² di nuovo verde.
Nove edifici ospitano negozi, ristoranti e servizi; nell'edificio principale ci sono una sala convegni e uffici.
Come arrivare e cosa c'è vicino
L'area è pensata come ciclopedonale; l'ingresso è da via Patti (a traffico limitato) e i veicoli possono entrare solo se autorizzati. A piedi si raggiungono la Cala, piazza XIII Vittime, via Patti, i Magazzini Generali, il parco archeologico del Castello a Mare, il centro storico e, oltre la Cala, il Foro Italico. Secondo la stampa locale, da agosto 2026 c'è una fermata AMAT al parcheggio del Palermo Marina Yachting, servita dalle linee 103, 104 e 107: da verificare sul sito AMAT.
Cosa non sappiamo
Sul costo e sulla durata dei lavori le fonti non concordano: erano previsti 25,5 milioni e 18 mesi, ma a consuntivo si parla di circa 30 milioni e di quasi tre anni tra prima pietra e inaugurazione. Gli orari di chiusura notturna del 2023 vengono solo dalla stampa e potrebbero essere cambiati. Non abbiamo trovato accessibilità, regole per i visitatori e durata consigliata. Le notizie su un museo nell'ex Sailem e sulle barchette sul laghetto sono previsioni di progetto: non abbiamo verificato che siano state realizzate.
Al centro di Piazza Marina, il giardino progettato da Giovan Battista Filippo Basile nel 1863 custodisce un ficus monumentale (Ficus macrophylla): il Comune lo descrive alto circa 30 m, con un tronco di oltre 21 m di circonferenza e una chioma di circa 50 m. Nel marzo 2026 l'albero è stato dichiarato gravemente malato e il giardino è stato chiuso temporaneamente: non c'è una conferma ufficiale dello stato attuale. Anche a giardino chiuso il ficus si vede dalla piazza.
Orari e prezzi
Ingresso
gratuito · accessibile alle persone con disabilità con accompagnatore
Orari
cambiano con le stagioni e il giardino chiude con allerta meteo o vento: da verificare